Buon Compleanno

100 anni – 1 Febbraio 1922 – 1 Febbraio 2022

La mia voce si unisce in un canto corale per ricordare la voce d’Angelo di Renata Tebaldi.

Testo e Voce di Rosaspina Briosa – Realizzazione di EndlessChic – Montaggio di Luca Bonometti

“L’immortalità del tempo mi travolse,

il primo febbraio quando vidi la luce.

Inconsapevole del mio destino,

solo il battito del tuo cuore, riconobbi quella notte

e il mio pianto si fermò.

Fu il tuo seno ad accarezzarmi e nel calore dell’ abbraccio,

ti stringevo per consolarmi.

Voce, ancor oggi è la voce del mio cuore che vibra nel mio canto,

metronomo di vita che mi fu donata.

Rosaspina Briosa

01 Febbraio 2022 Buon Compleanno Renata fondazionerenatatebaldi.org

LUCIA CONTE: la voce del cuore tra Lirica e Tango

Il buongiorno di Lucia Conte, è come il buon caffè alla mattina, rilascia un profumo avvolgente che ti accompagna per tutto il giorno. Le sue parole sono acqua pura, nascono da un profondo rispetto e amore per la musica e l’arte.

LUCIA CONTE: la voce del cuore tra Lirica e Tango
CARMEN, George Bizet – LUCIA CONTE, “Je dis que rien ne m’épouvante”
LA DIAVOLESSA, Baldassare Galuppi – LUCIA CONTE, “una donna che apprezza il decoro”
LA FUGA IN MASCHERA, Gaspare Spontini – LUCIA CONTE, “La mia lanterna magica”
LUCIA CONTE, “Histoira de un amor” – Letra y musica de Carlos Almarán
LUCIA CONTE

LETRA HISTORIA DE UN AMOR

Carlos Almarán

Ya no estás más a mi lado, corazón

Tu non sei più al mio fianco, cuore mio

En el alma solo tengo soledad

Nella mia anima tengo solamente solitudine

Y si ya no puedo verte

E se non posso averti

¿Por qué Dios me hizo quererte?

Allora perché Dio mi ha fatto innamorare di te?

Para hacerme sufrir más

Solo per farmi soffrire di più..

Siempre fuiste la razón de mi existir

Sei sempre stata la ragione della mia esistenza

Adorarte, para mí, fue religión

Adorati per me è come una religione

En tus besos encontraba

Nei tuoi baci ho incontrato

El amor que me brindaba

L’amore che mi hai dato

El calor de tu pasión

Il calore della tua passione

Es la historia de un amor

Questa è la storia di un amore

Como no hay otro igual

Diverso da tutti gli altri

Que me hizo comprender

Che mi ha fatto comprendere

Todo el bien, todo el mal

Tutto il bene, e tutto il male

Que le dio luz a mi vida

Che ha dato luce alla mia vita

Apagándola después

Per poi spegnerla poco dopo

Ay, qué noche tan obscura

Oh, Che notte oscura

Todo se me ha de volver

Senza il tuo amore non vivrò

Ya no estás más a mi lado, corazón

Tu non sei più al mio fianco, cuore mio

En el alma solo tengo soledad

Nella mia anima tengo solamente solitudine

Y si ya no puedo verte

E se non posso averti

¿Por qué Dios me hizo quererte?

Allora perché Dio mi ha fatto innamorare di te?

Para hacerme sufrir más

Solo per farmi soffrire di più..

Es la historia de un amor

Questa è la storia di un amore

Como no hay otro igual

Diverso da tutti gli altri

Que me hizo comprender

Che mi ha fatto comprendere

Todo el bien, todo el mal

Tutto il bene, e tutto il male

Que le dio luz a mi vida

Che ha dato luce alla mia vita

Apagándola después

Per poi spegnerla poco dopo

Ay, qué noche tan oscura

Oh, Che notte oscura

Todo se me ha de volver

Senza il tuo amore non vivrò

Ya no estás más a mi lado, corazón

Tu non sei più al mio fianco, cuore mio

En el alma solo tengo soledad

Nella mia anima tengo solamente solitudine

Y si ya no puedo verte

E se non posso averti

¿Por qué Dios me hizo quererte?

Allora perché Dio mi ha fatto innamorare di te?

Para hacerme sufrir más

Solo per farmi soffrire di più..

LUCIA CONTE, SOPRANO ITALIANO.

FONTI

Materiale fotografico reso disponibile da Lucia Conte

Si ringraziano i seguenti fotografi:

Antonio Perrone http://www.perronephoto.it/

Fabio Gianardi https://www.fabiogianardifotografo.com/

Mariateresa Contando https://www.facebook.com/mariateresa.contaldo

Chiara Cecchinato di Endlesschic https://www.endlesschicnaturecolors.com/

“RITRATTI di Rosaspina Briosa”: L’IO RISORSA DI UN ARTISTA AL FEMMINILE: l’Angelo della lirica, la signora Renata Tebaldi

RITRATTI – Rosaspina Briosa – #RENATATEBALDI

 La musica e la lirica, nella condivisione dell’ascolto ci offrono la possibilità di un attimo di felicità. Come può accadere? Seguite questa semplice intervista, la gioia, di una comune passione è palpabile.

Vostra Rosaspina Briosa®️

Fondazione Renata TebaldiRossella FugaroRosaspina Briosa

LIRICA E TANGO: la bellezza del femminile nel costume di scena

La figura femminile, sia nella lirica che nel tango, viene valorizzata dall’abito indossato.

La sua creazione da parte dei costumisti aggiunge un valore importante per il gioco di illusione e fantasia creato nella immedesimazione del personaggio, sia essa la soprano che si esibisce nel ruolo di Mimì, oppure la tanguera che si presenta nell’arena della milonga, entrambe attraverso l’abito indossato rimandano un’immagine di sé,  sensuale, fatale, romantica o timida.

I costumi teatrali fino al 1700, non rispondevano ai criteri di ricerca storica e realistica dell’opera eseguita, davano molto più valore all’estetica ed avevano il compito di valorizzare al massimo la ricchezza e la bellezza.

Occorrerà aspettare la nascita di Francois – Joseph Talma, perché si inizi a valorizzare l’ambientazione storica corretta, l’arte scenica era inquinata si usava rappresentare la tragedia classica con il vestiario contemporaneo. Talma nato nel 1793 a Parigi, morì il 17 Ottobre 1826, passò quindi attraverso la rivoluzione francese che cambiò profondamente il modo di fare teatro, iniziò così a curare la scenografia, i costumi e i dettagli storici delle pièces teatrali.

Dall’ 800 in poi il costume scenico acquista sempre più importanza, al punto tale che era consuetudine per i cantanti e gli attori comprarseli personalmente, venivano approvati i bozzetti, arricchiti da passamanerie impreziosite, talvolta perfino da gemme preziose.

Il vestito costruito “su misura” risultava comodo alla soprano che spesso si vedeva costretta ad indossare strutture articolate per rispettare i canoni storici, risultando così scomodi, basti pensare ai busti e alle crinoline.

La coreografia scenica ed i costumi indossati non sempre si armonizzavano tra di loro, in quanto non vi era ancora la figura del costumista che seguendo le indicazioni del regista avrebbe curato tutta la messa in opera. Perché occorrerà aspettare la fine dell’ 800, quando i grandi teatri inizieranno ad aprire la loro sartoria.

Successivamente si inizierà a portare sul palco gli abiti della vita contemporanea per un’interpretazione modernistica dell’opera. Gli abiti rivestono un significato simbolico, esoterico e, talvolta, perfino psicoanalitico, come è accaduto nell’ultima edizione di Salomè alla Scala con la regia di Damiano Michieletto.

Oggi possiamo grazie ad alcune collezioni private, come quella del Museo Tebaldi a Grosseto, che invito a visitare, non solo per la bellezza dei costumi scenici esposti all’interno del museo, ma anche per il percorso informativo sulla vita della signora Tebaldi, avendo così un’occasione per percorrere la storia degli anni d’oro della lirica italiana.

Il respiro dell’offerta proposta, dal Museo Teatrale alla Scala, è tale da coinvolgere non solo gli appassionati dell’opera, i tesori del museo sono alla portata di tutti e valgono un viaggio.

Un’altra collezione interessante è la Mostra permanente di costumi teatrali di Serrone. E’ l’unica mostra di questo genere esistente nella Regione Lazio ed una delle poche in Italia. I costumi teatrali sono stati realizzati nel corso della brillante carriera da Beatrice Minori, sarta della RAI tv e sarta personale di Eduardo de Filippo, oltre che collaboratrice di importanti registi italiani.

Non meno importanza riveste l’abito da tango con una storia più recente ma assai interessante.

Fin dagli albori della vita tanguera, l’abito e la scarpa rappresentano nell’immaginario collettivo della comunità tanguera, gli strumenti con i quali la tanguera valorizzava sia l’immagine voluta dare di sé, che lo stile di ballo.

Occorre distinguere gli abiti tra quelli utilizzati per le esibizioni dalle professioniste in Milonga, nelle competizioni o per spettacoli teatrali di tango scenario, da quelli indossati dalle tanguere per andare in Milonga.

La ricercatezza dei modelli, dei colori e dei lustrini ha avuto un’evoluzione nel tempo, un cambiamento dettato dagli influssi della moda dell’epoca e dai cambiamenti culturali e musicali.

In Europa il fenomeno delle sartine, giovani donne lavoratrici dei primi del ‘900 era talmente diffuso a Parigi che venne dedicato a loro una festa la patrona Santa Caterina d’Alessandria protettrice delle apprendiste sarte che presero il soprannome di “caterinette”, si deve a loro probabilmente i primi abiti da tango.

I drappeggi, i tessuti e i ricami evidenziano lo status sociale della tanguera.

Il satin divenne il tessuto più ricercato ed i colori arancio e giallo i più richiesti.

Vi erano abiti eleganti per le milonghe dell’alta borghesia ed abiti più semplici per le milonghe nei parchi e nei caffè. Gli uomini indossavano la divisa da gaucho, giacca nera, camicia bianca e cravatta, pantaloni a righe grigio e nero.

El Chacafaz indossava lo smoking in Milonga.

Negli anni ’50 la moda del tango ebbe un brusco fermo, il tango era stato surclassato dal Rock n’ Roll.

Occorrerà attendere l’uragano Maria Nieves e il suo compagno Juan Carlos Coppes, perché il tango ritorni in vita come una fenice, sono loro i protagonisti di questa rinascita, grazie ai loro spettacoli teatrali che riportarono il tango in auge calcando i palcoscenici più importanti d’ Europa.

 La nuova musicalità richiedeva un’interpretazione del tango in sintonia con le giovani generazioni, l’abito si fa più morbido, con trasparenze e spacchi, le gonne larghe e fluttuanti, tutto centrato sulla comodità del movimento.

E’ stato inaugurato a Buenos Aires, il Museo de la storia del Traje, museo della storia del costume, con un padiglione interamente dedicata alla storia del tango e della moda tanguera “Se dice de Mi“, non poteva essere scelto un titolo più adatto per omaggiare l’evoluzione del femminile.

Esposti vi sono gli abiti di Maria Nieves indossati durante i suoi spettacoli.

Un abito sicuramente non ci dà l’esperienza e la conoscenza tecnica per ballare bene, ma ci aiuta a vederci belle  e più sicure,  la prospettiva cambia  e con essa la modalità con la quale si affronta la milonga.

Seguono tre brevi interviste, una  alla costumista di teatro  e di abiti da tango Manuela Gandolfi con la sua linea Dancerie, e alle  stiliste di tango  Marigrazia Spinelli con il suo brand Nudapassione   e Elena Cappelli con il marchio ElenaT  dove la T sta per tango.

Come sempre buona visione, Vostra Rosaspina Briosa®️

Manuela Gandolfi – Dancerine – Rosaspina Briosa

Mariagrazia Spinelli – Nudapassione – Rosaspina Briosa
Elena Cappelli – ElenaT – Rosaspina Briosa
Modelli per un giorno

FONTE:

“Indagine: moda e costume nel Teatro europeo del Novecento” di Antonella De Nisco

tacchisolitari.altervista.org “la storia la strada del tango l’evoluzione della moda tanguera”

clipse-magazine.it “Cultura teatro prosa uno dei primi divi di Francia Francois Joseph Talma”

LIRICA E TANGO: LA CENTRALITA’ DELLA DONNA

endlessChiC

Quando decisi di intraprendere questa piccola ricerca sulle prime ballerine della storia nel tango argentino, mi aspettavo di trovare indicazioni sul web con facilità.

La convinzione mi nasceva dal percorso e dall’evoluzione della figura femminile nella lirica, nel bellissimo libro di Renato Tomasini “Le divine” è ampiamente documentato, quanto queste abbiano da subito avuto un ruolo e riconoscimento importante, come questo sia evoluto con la storia della musica e dell’opera.

La possibilità di far emergere e riconoscere i talenti femminili, nella storia dell’umanità è da sempre un percorso ad ostacoli, solo oggi, si inizia a comprenderlo, nascono dibattiti culturali, libri e mostre per cercare di salvare e valorizzare la memoria artistica e scientifica di grandi donne.

Nelle arti come la pittura, la composizione musicale, la scultura, l’architettura e la scrittura, si è quasi scientificamente voluto perdere e nascondere le prove storiche della capacità di talune, per proteggere e non rivoluzionare un sistema sociale, religioso e culturale, nel quale la cultura maschile, patriarcale era predominante.

Ma negli anni ’70 le discussioni più accese tra gli adulti a tavola e tra (maschi e femmine) bambini erano difendere le proprie posizioni di ruolo, di capacità intellettuale e predisposizioni naturali verso la scienza piuttosto che l’arte. Il concetto accettato era il diritto allo studio alle donne, ma le vere capacità geniali erano nell’uomo.

 Nella lirica, il ruolo delle donne confrontato ad altri campi dell’arte, è stato più semplice ed ha avuto un riconoscimento e legittimazione immediata, forse perché nell’immaginario collettivo la figura della Divina si sovrapponeva a quello delle Sirene di Omero.

Il materiale storico e bibliografico a nostra disposizione è notevole già a partire dal 2 Maggio 1589 nella sala degli spettacoli degli Uffizi, l’aristocrazia festeggia le nozze di Cristina di Lorena con il granduca Ferdinando con un grande spettacolo poetico musicale, di cui abbiamo testimonianza storica dettagliata.

Gli intermezzi musicali, a cui tutti attendevano di assister, avevano una duplice funzionalità, intrattenere ed inviare un messaggio politico culturale: Il potere della musica sulla civilizzazione umana, un ritorno ad un’età aurea garantita dai Medici, sotto il dominio delle arti.

Un messaggio molto attuale, quando leggiamo e ascoltiamo trasmissioni nelle quali si parla di un nuovo rinascimento italiano: dare forza e sostegno a quei progetti in cui la cultura, la valorizzazione del bello, possano essere il motore trainante alternativo alle logiche dell’economia globalizzata.

La prima figura scenografica era quella dell’ Armonia Doria, leggermente sospesa su una nuvola nel cielo blu, apparve la dea Minerva cantò con una voce celeste, Vittoria Archilei resterà nella memoria del tempo come colei della quale ha avuto origine il vero modo di cantare delle donne”, la voce femminile diventa interprete musicale creando una simbiosi tra ascolto e visione.

Non inganniamoci, dall’ apparente libertà della donna nel teatro, “le cortigiane oneste” erano quelle che praticavano la professione del teatro, ovvero stavano sullo stesso piano delle cortigiane di altro rango Veneziane e a quelle della Roma pontificia e cardinalizia, che raggiungevano fama e potevano esercitare i loro talenti solo con lo scopo dell’intrattenimento attraverso la poesia, il canto, la composizione musicale e la retorica. Ancora oggi il peso di queste convinzioni sono modelli di riferimento nelle relazioni sociale e lavorative, condizionano la carriera professionale artistica del mondo femminile.

 Il mondo maschile difficilmente accetta la condivisione ed il riconoscimento di pari capacità e opportunità con il mondo femminile, lo stesso accade nel mondo del tango, inizialmente ancora più marcato per il ruolo delle donne contestualizzato come semplice “follower” come  compagnia di facili costumi del maschio, nei bar, nei caffè e nei postriboli del porto. L’immagine femminile ne esce totalmente penalizzata e il ballo è considerato costumato e licenzioso.

Bisognerà attendere, lo sdoganamento dell’ alta Borghesia, l’interesse profondo del duca Luigi Amedeo di Savoia, grande appassionato di tango, (tanto che la Stampa di Torino riporta il 15 Dicembre 1913 un grande evento in onore del duca dove si ballò il tango), infine il nulla osta papale, di cui abbiamo ben cinque versioni documentate dello stesso evento in periodi e con papi diversi, certo è che il ballerino Casimiro Ain ballò il tango davanti al Papa. Tanto il ballo suscitava scandalo da richiedere l’intervento papale per tranquillizzare i vescovi e legittimarlo!

Se le prime donne della Lirica sono citate come “Divine”, le prime ballerine di tango non stanno su un libro di letteratura, ma su quello della cronaca giudiziaria. In un diario del 1862 si leggono i nomi di Catalina Barsolo e Francisca Diaz, esse furono arrestate perché stavano ballando e “cortando”, questo era vietato.

Chissà come se la ridono oggi, vengono ricordate nei manuali mentre, delle signore dell’alta borghesia di allora nessuno sa assolutamente nulla.

La storiografia  del  tango, dal suo sdoganamento morale da parte della borghesia e del  clero, riporta diverse testimonianze  artistiche al femminile che hanno dato un contributo all’evoluzione musicale, nel ruolo di cancionistas (cantante professionale) Rosita Quiroga morta nel 1984, conosciuta come il Gardel al femminile, scoprì il tango intorno ai 25 anni, non amava esibirsi in pubblico tanto che si ritirò presto, incidendo dischi e partecipando qualche volta alle trasmissioni radiofoniche ed ad un unico film “El canto cuenta su historia” del 1976, in piena dittatura, testimone silenzioso della pressione militare e politica che impedì la partecipazione di Mercedes Sosa .

 Altri nomi femminili risaltano nel panorama artistico,   Nina Miranda, Tita Merello   fino ad arrivare ai giorni nostri con Sandra Luna, una voce evocativa in grado di far vibrare la luce nel buio.

L’attività di compositrici e autrici di testi di tango, invece venne preclusa in modo sistematico e costante alle donne, furono innumerevoli le difficoltà incontrate da Francisca “Paquita” Bernardo (1900-1925) prima donna bandoneonista e sono risapute; visse troppo poco, a venticinque anni morì per tisi e compose solamente quindici brani, ma furono sufficienti a lasciare un segno nella musica del tango anche se non le permisero di registrare nessun disco.

Vanno ricordate la colta marchesa Eloisa d’Herbil, Rosita Melo, ” la dama del tango” Mercedes Simone  e Eladia Blàzquez  una delle cantautrici più longeve e stimate, scrisse per Piazzolla il testo di “Adios nonino”.

Desidero ricordare brevemente una grandissima artista che dette tanto al tango, ma purtroppo venne anche dimenticata nel momento del bisogno, l’Argentina in quegli anni non dimentichiamoci che stava passando il periodo più oscuro di tutta la sua storia: Azucena Josefa Maizani (1902-1970) una vita intensa per il tango, si esibì sia come  cantante che come  attrice. sieme a Gardel, da lui ammirata e stimata, ha imposto un nuovo modo di cantare il tango, aprendo le porte al periodo d’oro dell’interpretazione nostalgica dello stesso. Lasciò più di duecento registrazioni, di dove cantava con le orchestre più famose nel mondo, ciò non fu sufficiente a proteggerla dalla miseria, lavorò in locali di quart’ordine fino alla fine dei suoi giorni.

Nella lista infinita di splendide voci possiamo ricordare anche Libertad  Lamarque e tantissime altre.

La documentazione dell’evoluzione al femminile nel tango come tanguera intesa nell’espressione del ballo è nella fase iniziale meno documentata. Maria Rangola, detta “La Vasca” iniziò a ballare nel 1884 ed aprì la prima milonga, una sala da ballo frequentata da studenti, fantini gente per bene. Oggi lo stabile esiste ancora, la facciata è rimasta intatta, ma ne è cambiato l’uso commerciale, è divenuto un laboratorio per analisi. La speranza di un sogno è il recupero architettonico e funzionale di quelli che sono stati i luoghi storici e rappresentativi del tango possano venir rivalorizzati?

La tanguera viene nominata solo in quanto compagna della figura maschile, i nomi delle donne sono quelle legate a due milongueros più famosi: Ovidio Jose Bianquet “El Cachafaz” e David Undarz ”El Mocho”.

Amelia “La Portuguesa” compagna di David e ballerina calcarono assieme i più bei cabaret di Buenos Aires tra il 1915 e il 1930.

 E le ballerine legate al  El Cachafaz ?   tra il 1910 e il 1920, si alternano le tanguere Emma Boveda, Elsa  O’Connor e Isabel San Miguel ; fino all’incontro  nel 1933 con  Carmencita Calderon.

Carmencita, alla morte di El Cachafaz nel 1942, divenne a sua volta una leggenda, con lei abbiamo la prima “Divina” del tango. Il sostantivo acquista lo stesso peso e valore di riconoscimento nella Lirica, Carmencita Calderon per grazia e per carisma è la Malibran del Tango.

Maria Malibran voce indimenticabile, dolcissima ed unica, a 16 anni debutta in un concerto parigino da soprano, una bellezza sontuosa e angelica, intelligente, esuberante, discuteva con fervore e passionalità tutto quello che riguardava l’arte la musica e il canto, incarnava l’ideale romantico, era in grado di affascinare come non mai.

Cammercita Calderon ha molto in comune con la Malibran , la stessa sensibilità con la quale la Malibran governava i saliscendi della voce, Cammercita inventava ed adornava i passi di tango.

Cammercita  a differenza della Malibran, che morì a 28 anni cadendo da cavallo,  visse per 100 anni, morì nel 2005, circondata d’ affetto e sincera ammirazione.

Occorre arrivare agli anni cinquanta prima che un’altra donna venga seguita e riconosciuta leader  degli anni successivi, ribaltando il gioco dei ruoli nel tango per carisma e creatività:  Maria Nieves  è la compagna di Juan Carlos Copes, l’inventore del tango scenario.

Alla rottura della coppia di vita e artistica avvenuta dopo un sodalizio di cinquant’anni, Maria Nieves è  l’ Alma del tango, quello vero quello in cui la donna ha la consapevolezza di essere femmina e femminile, rivoluzionerà per sempre l’immaginario femminile del tango. Il film che ricorda la sua vita ed il rapporto con Juan Carlos Copes, Un ultimo tango è un piccolo grande capolavoro.

Da qui in poi, i nomi di grande tanguere, interpreti del tango sono riconosciute con la stessa valenza ed importanza dell’uomo, non vi è più l’etichettatura di follower legata ad un concetto di guida  passiva , ma di follwer come colei che con consapevolezza cede il controllo per la riuscita del ballo, nella ricerca della comunicazione e del piacere comune.

Concludo ricordando uno dei tanghi più famosi al mondo composto da una donna Rosita Melo, che scrisse il testo a soli quattordici anni, questo a dimostrazione che il tango non è uomo, non è donna, ma è sentimento reso in musica ”Desde el Alma

Buon ascolto da vostra Rosaspina Briosa ©️

El Cachafaz e Carmencita Calderón
Tita Merello “El choclo”
Maria Nieves
Gavito e Geraldine
Rigoletto, Giuseppe Verdi – Si! Vendetta Desirée Rancatore , soprano e Leo Nucci, baritono

FONTI:

Gobello Josè, 200 Mujeres y hombres que hicieron el tango, Ediciones Libertador

Tango Nuestro, Diario Popular, Buenos Aires, 1997

Josè el de la Quimera, I grandi ballerini del tango della storia

Silverio Valeriani

Tango y Tangueros

Tangologia grande guida del tango argentino di Gl Lala  Edizione Sigillo

Maria de la Vasca, Las primeras Milonga

Duca degli Abruzzi e il tango blog il 1900 sui giornali

TangoCaffe di Massimo Di Marco – L’argentina ha scelto le sue donne del XX secolo

Tacchi solitari “Tango e religone:tra storia e leggenda”

Socialtango 15 Novembre 2020, Francisca Bernardo