LA LEZIONE DI TANGO “Feuilleton de Rosaspina” – Episodio II

Seconda puntata

La frenesia del risveglio fu il primo pensiero con il quale si confrontò Marco.

Il letto vuoto acconto a sé. La stanza leggermente schiarita dalla luce del mattino. I vestiti accumulati dalla sera prima, il pensiero delle carezze di Elena.

I primi 5 minuti determinano la riuscita della giornata.

Richiuse gli occhi e lentamente la sua mano percorse con leggerezza, dall’alto verso il basso e viceversa, l’intera lunghezza del braccio.

I piacevoli brividi lo cullavano, nella carezza.

Il sorriso si increspò sul suo viso, non chiedeva molto quella mattina, solo la forza di credere ancora un po’. A che cosa?   La coccola che si stava regalando venne interrotta bruscamente.

Il caffè è pronto”.

Né un buongiorno, né un bacio.

La quotidianità della vita con Francesca gli tolse il sogno del risveglio.

Si alzò e a sua volta non rispose, si diresse verso il bagno.

 La routine quotidiana, l’impegno ormai assunto nei confronti di Francesca, la donna con la quale viveva da quindici anni, non gli impediva di instaurare un’intimità profonda con altre donne.

Sentirle definire dentro di sé in carnali e non carnali, donne espressioni del suo desiderio erotico,   volgarizzava e riduceva l’arte e l’ingegno della sua seduzione, quando in verità era una vera dichiarazione d’amore verso la vita.

Ritrovò, ripensando ad Elena, la poesia che con Francesca, non sentiva più da lungo tempo.

Il riflesso del suo viso allo specchio lo bloccò, un tremore, durò una frazione di secondo, ma abbastanza da costringerlo ad appoggiare le mani al lavandino per sostenere il suo peso.

Nella sua mente rilesse l’ultimo messaggio di Elena: “Saperti sveglio accanto a lei che prendi il caffè e le sorridi, mi disturba, nella dimensione in cui gli ideali rendono coerente la mia vita”.

Le mancava, ma non poteva alla sua età pensare di abbandonare tutto per una persona appena conosciuta, per la quale, si, provava una profonda affettività; legata al piacere del sentire nella voce di Elena la reviviscenza di una sessualità assopita, di cui lui ne era l’artefice nel risveglio.

L’ aveva corteggiata con raffinata delicatezza, la stessa identica attenzione avuta per il suo braccio, in quella languida carezza mattutina.

Il loro primo incontro, un bacio al cioccolato.

Non capiva, l’incapacità intellettuale con la quale rinunciava a quella gioia terrena, che per pochi anni ancora la vita avrebbe loro concesso.

Fece scorrere l’acqua fresca e si bagnò il viso, nella testa sentì risuonare la musica di Bizet e la sua Carmen gli mormorava solleticandogli l’orecchio “ l’amour, l’amour est un oiseau rebelle”.

Elena lo avvisò “mi definisco una seduttrice di anime”.

Il sesso è solo la più piccola parte del potere di una donna, può ubriacarti intensamente anche per anni, ma la comprensione dell’accoglienza della tua anima senza giudizio, accompagnata dal calore della sessualità può far impazzire un uomo ed Elena lo stava facendo impazzire.

Francesca, gli sorrise quando entrò in cucina: “Il pane è appena tostato come piace a te, com’è andata la lezione dal maestro Francesco ieri sera?

Un’ovazione di potenza, la grandeur del Tango, il solito discorsetto, masticato e rimasticato, ma ha sempre il suo appeal sui principianti.

Rise “Comunque entra perfettamente nella parte, al punto che pensi che sia vero.

Mi è spiaciuto non esserci, ma dovevo assolutamente completare le slides per il seminario, a proposito vuoi venire con me? Starò via tutto il weekend.

Potrei, devo vedere come si conclude la trattativa con la PackEnergy, siamo ad un passo per chiudere il contratto.  A Mantova siamo già stati diverse volte.

Si passò la mano sui capelli un gesto che non sapeva di fare coscientemente, ma agli occhi di Elena assumeva il giusto significato, stava mentendo, non aveva nessuna intenzione di accompagnarla.

 Lo sapeva, eppure si perdeva nel suo sguardo dolce e delicato, il suo sognatore concreto.

Si alzò e gli posò un bacio sulla fronte e gli susurrò “Grazie, per ieri sera“.

Uscì dalla cucina in tutta fretta, doveva essere all’Ospedale entro le nove ed era già in ritardo.

Marco, sospirò, quando faceva così si sentiva pagato, era talmente umiliante, ma lei, neppure se ne rendeva conto.

Lei dominava, il suo saluto falso, ormai presa dagli impegni con l’ospedale i suoi studenti, lui diveniva l’uomo di casa funzionale negli aspetti organizzativi, fuori dal letto e dentro il letto.

Il tango li aveva uniti all’inizio della loro storia d’ amore, una passione travolgente tanto da trovare la forza per interrompere il suo primo matrimonio. Francesca, aveva abbandonato la sua Roma per trasferirsi a Milano e progettare una vita assieme.

Riprese il caffè, non capiva la distorsione angosciosa di questo vuoto interiore, eppure guardandosi attorno, non c’era niente fuori posto, tutto era in ordine. Ordine: la parola magica con la quale si tranquillizzò.

Passava ore a riorganizzare gli spazi e grazie alla sua predisposizione manuale a creare dove fosse necessario soluzioni di contenitori, in questo modo, ogni cosa aveva una sua collocazione.

Perché, si domandò, le donne non potessero adeguarsi ad un ordine prestabilito in natura, ognuna di loro aveva una fragranza unica, di una bellezza tale. Eppure non se la riconoscevano, rimanevano bloccate nei bozzoli di seta, non volavano; lui con le sue parole era in grado di gratificarle, vederle librarsi nel cielo, lo appagava del bisogno di umanità.

Le amava profondamente tutte, ognuna in modo diverso, risaltando le qualità intrinseche della loro personalità, soddisfacendo istintivamente le loro fragilità, le fiutava come un cane da tartufi, il suo naso e la sua bocca sceglievano per lui. 

Il tango nella sua mutualità ebbe all’inizio un effetto energizzante, sia su di lui che su Francesca. Ritrovarono un nuovo equilibrio, ascoltarsi attraverso la musica gli permise di riscoprirla, l’impegno settimanale, il mettersi in gioco entrambi, qualcosa si fece strada lentamente, nell’intimità dei loro pensieri si sentirono diversi.

Il cambiamento non fu evidente a tutti, ma il maestro Francesco lo intuì.

Ricordava ancora come fosse ieri, quella conversazione, avvenuta alla fine del corso di sei anni fa.

Tutto era iniziato con un messaggio su WhatsApp, il maestro gli chiedeva di fare da supporto per una nuova allieva del corso intermedio.

Scoprì che essere ballerino uomo nel tango è una grande risorsa per il maestro ed una grande opportunità per un allievo.

I primi anni, se procedi spedito nell’apprendimento, hai l’occasione di duplicare le ore di studio gratuitamente.

 Questo sodalizio, comune tra allievo e maestro che si instaura all’interno dei corsi di tango, ha poi un risvolto: quando raggiungi un livello intermedio o avanzato nel tuo studio personale, ti viene richiesta la disponibilità in ore, per inserire nei corsi donne senza partner. Può diventare in alcuni momenti pesante da gestire.

Fare da supporto per permettere l’iscrizione ad una donna senza ballerino è un vero atto di generosità soprattutto quando l’inserimento è di una principiante, pertanto un livello intermedio era interessante e piacevole.

Ancora più piacevole fu conoscere Carla.

Fu sorpreso a fine lezione sentire la mano sulla spalla e la voce di Francesco chiedergli, se avesse un momento, per fare due parole.

Due parole” non è il termine giusto da associare a Francesco.

Non lo sopportava quando faceva così, sconfinava nei ruoli, si poneva come maestro di vita ed ora era certo che avrebbero avuto una conversazione complessa.

In effetti fu così, ma la profondità di quello che si dissero quel giorno, lo vide chiaramente solo ora.

Il tuo istinto è cacciatore, lo si pensa e lo siamo profondamente convinti tutti, io per primo. Questo è quello che ci viene insegnato. Questo è quello che socialmente abbiamo costruito nei secoli. Non sono qui a dirti o a farti la morale, ma Carla lasciala stare.

Mi misi a ridere, mi sentì offeso: “Ma scusa cosa dici?   A me, ma tu sei il primo che prendi le misure a tutte le new entries.”

Primo, io sono libero e tu no. Secondo, che ne sai che sia un modo mio per capire anche la persona che ho davanti. Cerco una compagna, a nessuno piace stare solo. Il mio è un messaggio chiaro e diretto potrà non piacerti, ma non uso due pesi.”

Beh, trovo più onesto dirmi che ti interessa. E chiudiamo qui il discorso, perché se vai avanti mi offendi, ora non si può più ridere e parlare con una persona interessante per il piacere della conversazione, ma ti rendi conto almeno di quello che stai blaterando?”

Francesco, si prese il volto tra le mani, si tirò indietro i capelli, era uno sforzo tremendo contenere la rabbia che gli montava dentro, quella voce le parole di Marco, rivedeva la porta che sbatteva sua madre in cucina, il silenzio di lui bambino, non intervenne, non reagì.

Cristo, ma non lo vedi, dove pensi che ti condurrà questo tuo modo di fare, il tango vi ha unito, vi ha dato tanto sia a te che a Francesca, vuoi buttare via tutto?  È su te stesso che devi riflettere, il tuo asse lo devi centrare da solo.  Sai che ti dico, non puoi scappare sempre, in fuga la vita diventa amara.”

Rosaspina Briosa ©️

LA LIRICA D’AMORE NEL TANGO E NELL’OPERA AL TEMPO DEL COVID

La lirica d’amore è un concetto che l’uomo da sempre ha cercato di capire, analizzare ed esprimere. L’umanità intera si è consumata nella ricerca degli elementi fondamentali dell’innamoramento che ne fanno scattare la combinazione, perfino la chimica è arrivata a definire la composizione degli attivatori ormonali, perché alla fine è di questo che stiamo parlando: la lirica, non è altro che quel processo di innamoramento poetico in cui il testo del canto ci induce a perderci.

 “Amor, ch’a nullo amato amar perdona” Dante, l’Infermo.

L’ascolto dell’opera e del tango, come in tutte le cose della vita, si possono approcciare con diversi livelli di attenzione e molto dipende dalla intensità e dal coinvolgimento con il quale desideriamo conoscere qualcosa.

Si può ascoltare sia l’opera che il tango, abbuffandosi alla sua tavola, fermarsi ad un appagamento dei sensi, dato dalla bellezza della musica, il canto, la recitazione e l’ambientazione. Potremmo immaginarci di essere lupi affamati, ingolositi dalla elaborata preparazione artistica della “mise en place”, la tovaglia di broccato, la porcellana di Limoges, i bicchieri di cristallo, oppure una preparazione più rustica, ma accattivante, genuina, dove il cibo è esposto con il piacere goliardico di esaltarne la convivialità.

Ci si può fermare qui ed abbiamo già elementi più che a sufficienza per crearvici intorno un vero business commerciale.

Ahimè, come sempre i business commerciali stanno in piedi se ci sono dietro gli artisti. Prima di tutti gli scrittori, siano essi poeti, musicisti, giornalisti o persone che come me  si dilettano a dare forma ai pensieri, pensieri che creano ed innescano movimenti di riflessione.

Al seguito degli scrittori si aggiungono uno alla volta altri personaggi, gli interpreti, i registri, i coreografi, i costumisti, gli addetti alle luci del suono, gli spettatori per l’opera, i ballerini per il tango, gli addetti alla sicurezza, al trasporto delle merci.  In altre parole, il flusso economico di un sistema di mercato, che risponde alle regole della domanda e dell’offerta.

Il primo anello di questa catena di ricchezza e prosperità economica è lo scrittore, senza di esso non partirebbe niente.

Eppure oggi è il più bistrattato dal sistema stesso.

L’ironia della vita al tempo del Covid, dove la disponibilità della parola visiva data dal contatto è diminuita per le restrizioni imposte di assembramento, la scrittura sta rifiorendo.

Se lo scrittore non riesce con leggerezza a portarci verso l’obiettivo, in tempi rapidi, perdiamo la concentrazione e l’interesse, con una semplice pressione del dito chiudiamo la pagina.

Lo stesso accade con il testo della canzone del tango e dell’opera, se non ci addentriamo nel comprenderli, perdiamo il vero potenziale evolutivo che entrambi hanno, come nel non terminare la lettura di un articolo.

La capacità che ognuno di noi ha, di far propria una riflessione e di rielaborala in base al suo vissuto, è la chiave di comprensione per trovare le risposte giuste per la nostra storia di vita di fronte allo smarrimento della solitudine, della morte, della fame. Emozioni che in tempo di Covid sono tornate presenti nella vita di molti di noi.

Emblematici sono i casi raccolti dalle testate giornalistiche e televisive sulle testimonianze di persone che alla ricerca di risposte ad un malessere interiore si rivolgono a “personaggi ambigui” che sfruttano le debolezze personali.

Non c’è bisogno di tutto questo, i testi poetici del tango e dell’opera, ci potrebbero aiutare in un percorso d’ intima riflessione a porci le domande che abbiamo evitato a lungo e, magari a trovare delle risposte.

Nel tango e nell’opera lirica, il messaggio d’amore è comune e comprensibile a tutte le culture, è espressione fisica, terrena, nella sua sessualità, del qui e ora, si dilata nella sfera emozionale della lirica poetica, dove l’anima, la parte intangibile dell’uomo, lasciata libera, esprime il meglio o il peggio di sé; diventano così le parole il lume che indica l’uscita dal tunnel della disperazione, oggi potremmo dire dalla depressione.

La complessità dell’artista è muoversi all’interno di questi due confini rimanendo in equilibrio, in modo tale da garantire la “pagnotta” tutti i giorni, ma nello stesso tempo non perdere di vista l’obiettivo, una visione d’opportunità di cambiamento.

È con questo invito vi propongo due testi diversi, ma simili, leggerli da soli e ricercare le similitudini e le immagini che vi suscitano l’ascolto della musica è un approccio diverso per assaporare il bello della vita.

Per la lirica, vi propongo le parole di Medora nell’ opera di Verdi, “Il corsaro.”

Tra Medora e Corrado, capo dei corsari, vi è una relazione di profondo amore, ma l’ambizione ed il desiderio di lui lo portano ad allontanarsi a rischiare la propria vita.

Medora lo supplica di rimanergli accanto perché teme il suo non ritorno, sente che la sua vita senza di lui non ha valore. Questa aria intensamente drammatica è da monito; rivela la pericolosità di rimanere prigionieri di pensieri ricorrenti, dove immaginiamo ciò che non è accaduto e non corrisponde alla realtà. Restando in balia dei propri sentimenti al punto che sarà Medora stessa a rendere reale il dramma, suicidandosi perché aveva anticipato la morte di Corrado.

Egli non riede ancora! (romanza di Medora)

“Egli non riede ancora!
Oh come lunghe, eterne,
Quando lungi è da me, l’ore mi sono!

Arpa che or muta giaci,
Vieni, ed i miei sospiri
Seconda sì, che più veloce giunga
Il flebile lamento
Al cor del mio fedel, sull’ali al vento.

Non so le tetre immagini
Fugar del mio pensiero,
Sempre dannata a gemere
All’ombra d’un mistero:
E se di speme un pallido
Raggio su me traluce,
E passeggiera luce
Di lampo ingannator.
Meglio è morir! Se l’anima
Se ‘n voli in seno a Dio;
Se il mio Corrado a piangere
Verrà sul cener mio:
Premio una cara lagrima
Chieggo all’amor soltanto,
Virtù non vieta il pianto
Per chi moria d’amor.”

Per il tango, vi propongo “ Toda mi vida”  tango del 1940 , scritto da Jose Maria Contursi, musica di Anibal Troilo e cantata da Roberto Goyeneche.   La traduzione del testo in lingua italiana è a cura di Carla De Benedicts, tratto dal suo libro Parole, Parole, Parole di Tango.

Toda mia vida

“Oggi, dopo tanto tempo

senza più vederti, né parlarti,

già stanco di cercarti

sempre…sempre…

Sento che sto morendo,

lentamente, perché mi hai dimenticato

 e sulla mia fronte fredda

 non lascerai più i tuoi baci.

So che mi hai amato molto

Tanto… tanto come io ti ho amato!

Però in cambio io ho sofferto

molto… molto più di te!

Non so perché ti ho perduta,

neanche so quando fu,

però accanto a te ho lasciato

tutta la mia vita.

E oggi che sei lontana da me

e sei riuscita a dimenticare,

sono un passaggio della tua vita…

niente di più!

Mi manca così poco

Per andare con la morte…

I miei occhi già non devono vederti

Mai… mai!

E se un giorno per colpa mia

Una lacrima hai versato,

perché mi hai amato tanto

so che mi perdonerai!”

Che dire, gli studi psicoanalitici, da Frued a Jung, concordano tutti nell’affermare che sia l’inconscio a governare la parte conscia e la consapevolezza di questo ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi, chiediamoci dove vogliamo andare   e sapremo risponderci chi siamo.

Buon ascolto.

Rosaspina Briosa – Un tango con il tenore – © Tutti i diritti riservati

María Callas – Verdi, I corsari – Egli non riede ancor…
Aníbal Troilo, Toda mi vida – Roberto Goyeneche