LA LIRICA D’AMORE NEL TANGO E NELL’OPERA AL TEMPO DEL COVID

La lirica d’amore è un concetto che l’uomo da sempre ha cercato di capire, analizzare ed esprimere. L’umanità intera si è consumata nella ricerca degli elementi fondamentali dell’innamoramento che ne fanno scattare la combinazione, perfino la chimica è arrivata a definire la composizione degli attivatori ormonali, perché alla fine è di questo che stiamo parlando: la lirica, non è altro che quel processo di innamoramento poetico in cui il testo del canto ci induce a perderci.

 “Amor, ch’a nullo amato amar perdona” Dante, l’Infermo.

L’ascolto dell’opera e del tango, come in tutte le cose della vita, si possono approcciare con diversi livelli di attenzione e molto dipende dalla intensità e dal coinvolgimento con il quale desideriamo conoscere qualcosa.

Si può ascoltare sia l’opera che il tango, abbuffandosi alla sua tavola, fermarsi ad un appagamento dei sensi, dato dalla bellezza della musica, il canto, la recitazione e l’ambientazione. Potremmo immaginarci di essere lupi affamati, ingolositi dalla elaborata preparazione artistica della “mise en place”, la tovaglia di broccato, la porcellana di Limoges, i bicchieri di cristallo, oppure una preparazione più rustica, ma accattivante, genuina, dove il cibo è esposto con il piacere goliardico di esaltarne la convivialità.

Ci si può fermare qui ed abbiamo già elementi più che a sufficienza per crearvici intorno un vero business commerciale.

Ahimè, come sempre i business commerciali stanno in piedi se ci sono dietro gli artisti. Prima di tutti gli scrittori, siano essi poeti, musicisti, giornalisti o persone che come me  si dilettano a dare forma ai pensieri, pensieri che creano ed innescano movimenti di riflessione.

Al seguito degli scrittori si aggiungono uno alla volta altri personaggi, gli interpreti, i registri, i coreografi, i costumisti, gli addetti alle luci del suono, gli spettatori per l’opera, i ballerini per il tango, gli addetti alla sicurezza, al trasporto delle merci.  In altre parole, il flusso economico di un sistema di mercato, che risponde alle regole della domanda e dell’offerta.

Il primo anello di questa catena di ricchezza e prosperità economica è lo scrittore, senza di esso non partirebbe niente.

Eppure oggi è il più bistrattato dal sistema stesso.

L’ironia della vita al tempo del Covid, dove la disponibilità della parola visiva data dal contatto è diminuita per le restrizioni imposte di assembramento, la scrittura sta rifiorendo.

Se lo scrittore non riesce con leggerezza a portarci verso l’obiettivo, in tempi rapidi, perdiamo la concentrazione e l’interesse, con una semplice pressione del dito chiudiamo la pagina.

Lo stesso accade con il testo della canzone del tango e dell’opera, se non ci addentriamo nel comprenderli, perdiamo il vero potenziale evolutivo che entrambi hanno, come nel non terminare la lettura di un articolo.

La capacità che ognuno di noi ha, di far propria una riflessione e di rielaborala in base al suo vissuto, è la chiave di comprensione per trovare le risposte giuste per la nostra storia di vita di fronte allo smarrimento della solitudine, della morte, della fame. Emozioni che in tempo di Covid sono tornate presenti nella vita di molti di noi.

Emblematici sono i casi raccolti dalle testate giornalistiche e televisive sulle testimonianze di persone che alla ricerca di risposte ad un malessere interiore si rivolgono a “personaggi ambigui” che sfruttano le debolezze personali.

Non c’è bisogno di tutto questo, i testi poetici del tango e dell’opera, ci potrebbero aiutare in un percorso d’ intima riflessione a porci le domande che abbiamo evitato a lungo e, magari a trovare delle risposte.

Nel tango e nell’opera lirica, il messaggio d’amore è comune e comprensibile a tutte le culture, è espressione fisica, terrena, nella sua sessualità, del qui e ora, si dilata nella sfera emozionale della lirica poetica, dove l’anima, la parte intangibile dell’uomo, lasciata libera, esprime il meglio o il peggio di sé; diventano così le parole il lume che indica l’uscita dal tunnel della disperazione, oggi potremmo dire dalla depressione.

La complessità dell’artista è muoversi all’interno di questi due confini rimanendo in equilibrio, in modo tale da garantire la “pagnotta” tutti i giorni, ma nello stesso tempo non perdere di vista l’obiettivo, una visione d’opportunità di cambiamento.

È con questo invito vi propongo due testi diversi, ma simili, leggerli da soli e ricercare le similitudini e le immagini che vi suscitano l’ascolto della musica è un approccio diverso per assaporare il bello della vita.

Per la lirica, vi propongo le parole di Medora nell’ opera di Verdi, “Il corsaro.”

Tra Medora e Corrado, capo dei corsari, vi è una relazione di profondo amore, ma l’ambizione ed il desiderio di lui lo portano ad allontanarsi a rischiare la propria vita.

Medora lo supplica di rimanergli accanto perché teme il suo non ritorno, sente che la sua vita senza di lui non ha valore. Questa aria intensamente drammatica è da monito; rivela la pericolosità di rimanere prigionieri di pensieri ricorrenti, dove immaginiamo ciò che non è accaduto e non corrisponde alla realtà. Restando in balia dei propri sentimenti al punto che sarà Medora stessa a rendere reale il dramma, suicidandosi perché aveva anticipato la morte di Corrado.

Egli non riede ancora! (romanza di Medora)

“Egli non riede ancora!
Oh come lunghe, eterne,
Quando lungi è da me, l’ore mi sono!

Arpa che or muta giaci,
Vieni, ed i miei sospiri
Seconda sì, che più veloce giunga
Il flebile lamento
Al cor del mio fedel, sull’ali al vento.

Non so le tetre immagini
Fugar del mio pensiero,
Sempre dannata a gemere
All’ombra d’un mistero:
E se di speme un pallido
Raggio su me traluce,
E passeggiera luce
Di lampo ingannator.
Meglio è morir! Se l’anima
Se ‘n voli in seno a Dio;
Se il mio Corrado a piangere
Verrà sul cener mio:
Premio una cara lagrima
Chieggo all’amor soltanto,
Virtù non vieta il pianto
Per chi moria d’amor.”

Per il tango, vi propongo “ Toda mi vida”  tango del 1940 , scritto da Jose Maria Contursi, musica di Anibal Troilo e cantata da Roberto Goyeneche.   La traduzione del testo in lingua italiana è a cura di Carla De Benedicts, tratto dal suo libro Parole, Parole, Parole di Tango.

Toda mia vida

“Oggi, dopo tanto tempo

senza più vederti, né parlarti,

già stanco di cercarti

sempre…sempre…

Sento che sto morendo,

lentamente, perché mi hai dimenticato

 e sulla mia fronte fredda

 non lascerai più i tuoi baci.

So che mi hai amato molto

Tanto… tanto come io ti ho amato!

Però in cambio io ho sofferto

molto… molto più di te!

Non so perché ti ho perduta,

neanche so quando fu,

però accanto a te ho lasciato

tutta la mia vita.

E oggi che sei lontana da me

e sei riuscita a dimenticare,

sono un passaggio della tua vita…

niente di più!

Mi manca così poco

Per andare con la morte…

I miei occhi già non devono vederti

Mai… mai!

E se un giorno per colpa mia

Una lacrima hai versato,

perché mi hai amato tanto

so che mi perdonerai!”

Che dire, gli studi psicoanalitici, da Frued a Jung, concordano tutti nell’affermare che sia l’inconscio a governare la parte conscia e la consapevolezza di questo ci aiuta a raggiungere i nostri obiettivi, chiediamoci dove vogliamo andare   e sapremo risponderci chi siamo.

Buon ascolto.

Rosaspina Briosa – Un tango con il tenore – © Tutti i diritti riservati

María Callas – Verdi, I corsari – Egli non riede ancor…
Aníbal Troilo, Toda mi vida – Roberto Goyeneche

BENIAMINO GIGLI CANTOR DE OPERA E ALBERTO PODESTA’ CANTOR DE TANGO: il respiro del canto espressione di passionalità popolare

Beniamino Gigli – Alberto Podestá

Beniamino Gigli per il bel canto lirico italiano e Alberto Podestá come cantor del tango sono tra le voci più belle e rappresentative che abbiamo avuto.

Nelle leggere le biografie di entrambi, ricche di aneddoti, ho colto alcuni tratti in comune nel loro percorso di vita, al punto tale che mi è venuta spontanea l’idea di immaginarli, seduti al bar, come due nonni a parlare di nipoti.  Sicuramente, si sarebbero piaciuti.

Tutti e due ricevettero alla nascita un grande dono: la voce.

 I bambini crebbero in un ambiente amorevole, ma povero. Fu, la figura materna per entrambi a riconoscere il loro talento, e a nutrire una fiducia incondizionata nella loro voce, che li sorresse fin dai primi passi, rafforzandone l’autostima. Questo contribuì a formare nei ragazzi, un’immagine positiva di sé stessi, alla quale poter attingere per affrontare le avversità della vita.

A 18 anni Beniamino Gigli è solo a studiare a Roma, ha vinto la borsa di studio che gli permette di accedere alla accademia di Santa Cecilia, una delle più antiche istituzioni musicali al mondo. Non ha altri mezzi di sostentamento, sono anni difficili, il maestro Rosati, suo insegnante, lo stima e lo segue assiduamente, curandone minuziosamente la preparazione artistica riconoscendo, da subito, in lui grandi doti.

 Nel 1905 si presenta, senza nessun appoggio, al concorso esordienti per giovani cantanti lirici di Parma, e su 105 concorrenti, lo vince. Le qualità naturali della sua voce, educata nello studio rigoroso di quegli anni, lo portano presto al massimo successo.

Alberto Podestá, non ebbe un percorso di studio musicale confrontabile con quello di Beniamino Gigli. Egli studiò solo fino alla prima media, ma non meno bella è la sua voce.  Il primo esordio fu in tenera età, cantando le canzoni di Carlo Gardel in uno spettacolo radiofonico per l’infanzia “ Rayto del Sol “,  al quale partecipò con il il suo insegnate, ottenendo, un tale successo da venir soprannominato dal pubblico “Gardelito.”

Anni dopo, lo sentì cantare per caso, il duo comico “Buono – Striano,” che intuendone le potenzialità, lo invitò ad andare a Buenos Aires e stabilirsi lì fisso, se avesse voluto tentare la fortuna e percorrere la strada del canto.

Ha solo 15 anni, quando conosce nel locale “Parabase” il musicista Migule Calò, che lo scrittura per la sua orchestra, ma sarà il passaggio contrattuale con Carlos di Sarli a 18 anni a dare una svolta alla sua carriera artistica. Da quel momento abbandonerà il nome di Alè, Alejandro Washington e per tutti sarà conosciuto come Alberto Podestá.

Il percorso artistico è segnato da continue collaborazioni con diverse orchestre, anche se con Carlo di Sarli manterrà sempre un canale preferenziale, intuisce che per crescere bisogna sperimentare e mettersi in gioco come Cantor e Compositor. Alberto Podestá non è uomo da tirarsi indietro di fronte a una sfida con sé stesso o con il destino.

 Ascoltando i brani di queste due splendide voci, alternandole, anche se ad alcuni potrà sembrare una proposta inappropriata, non si può non riconoscere la continuità e l’unicità del loro suono, data da una rigorosa padronanza del respiro e dalla espressione del canto, decorata dalla perfetta dizione che nella propria lingua natale entrambi hanno.

 La loro voce è sempre avanti, questa è la mia sensazione nell’ascoltare i loro brani, ed il suono delle parole chiaro al punto tale che tutti possono seguirne il testo.

Nella Masterclass del 55 che Gigli tenne a Vienna, davanti ad una domanda sulla dizione, postagli dalla platea di studenti, che pendono in totale ammirazione, Gigli non esita a rispondere.

La questione non dipende dalla buona volontà dello studente, né dalla capacità dell’insegnante, ma dalla conoscenza della lingua Italiana e la capacità di gestire le cinque vocali. Per pronunciare correttamente la parola “che io muoia” … dà tutto un altro pathos al canto. Ridare la centralità alla lingua italiana è un dono e un compito che per natura appartiene agli Italiani e fa dell’Italia la culla del bel canto.

La lezione, a cui mi riferisco e che invito ad ascoltare al link qui allegato, continua e si sviluppa intorno a tematiche ben note agli appassionati di canto come, il peso del respiro e quanto questo sia la pietra miliare su cui poi si studia e si imposta la voce. Trovare il proprio equilibrio è l ‘obiettivo di ogni cantante nel padroneggiare l’utilizzo o il non utilizzo del diaframma, diventa il fulcro attraverso il quale l’artista governa la sua voce.

Lo stesso accade anche per il cantor del tango, ma più in generale la respirazione ha un’importanza centrale persino per i tangueri.

 Nella respirazione dell’abbraccio e il diaframma crea la connessione che i ballerini nell’ascolto dei loro corpi percepiscono. Il movimento iniziale della spinta nel tango, è così simile come mi immagino dover essere per il cantante l’emissione della prima nota. Il respiro è la porta che si apre.

La passionalità nel canto, quel calore per il quale le persone si animano di vita propria, superando la timidezza e la riservatezza personale, nasce da questo respiro profondo, che è sia tecnica, sia anima. Il respiro dà vita al canto, alla danza, genera spontaneamente un vortice di sinergia che coinvolge tutti, senza guardare distinzioni tra opera e tango.

Beniamino Gigli, per la lirica e Alberto Podestà, per il tango riuscivano a creare questa magia.

Magia che grazie all’incisione non è andata persa e che, tuttora, possiamo cogliere.

Buon ascolto.

Rosaspina Briosa – Un tango con il tenore – © Tutti i diritti riservati

Masterclass 1955 Vienna
Beniamino Gigli – Donizetti, L’ elisir d’ amore – Una furtiva lagrima
Orchestra Carlos di Sarli, Alberto Podestá – Volver a vernos
Orchestra Miguel Calò, Alberto Podestá – Vuelve el amor
Beniamino Gigli – Tango Marion

Note :

Ricordo , di Beniamino Gigli, video tratto da Almanacco 1965

L’ Italia in musica seconda parte tra le due guerre 1918-1945

Tango, il romanticismo e le passioni di un cantante storico e la sua orchestra Corriere Roma. corriere.it

Alberto Podestá todotango.com

La Nacion Murió Alberto Podestá

EMMA CARELLI E MERI FRANCO LAO, vita di “consapevolezza in movimento”

Meri Franco Lao – Emma Carelli

17 Agosto 1928 moriva Emma Carelli.

La sua fu una morte tragica ed improvvisa, un incidente in auto con la sua Lambda, perse il controllo, di ritorno da uno dei suoi viaggi.

Come era potuto accadere? Con questa domanda in mente ho iniziato a documentarmi.

Pochi anni prima nel 1926 il comune di Roma aveva deciso di acquistare il Teatro Costanzi, per poterne controllare la voce e trasformarlo in uno strumento di diffusione culturale del regime fascista. La scelta dell’acquisto, fu la soluzione finale per far stare zitta una donna; il cui impegno e risultati straordinari, come direttore artistico, avevano portato il Costanzi a divenire l’olimpo della lirica.

Emma Carelli, disturbava, non si allineava a nessuno stereotipo.

Da giovane soprano si caratterizzò fin dall’inizio nei ruoli drammatici, il dolore esposto della figura femminile rappresentava la forza interiore dei sentimenti di una donna e non più la fragilità angelica dell’eroina romantica. Si impose, a solo 22 anni, come riportato dalle cronache del tempo, per la sua intensa interpretazione nella parte di Margherita in Mefistofele, di Arrigo Boito. Ancora oggi è ricordata l’edizione del 1899, al teatro Costanzi, che la vide cantare con Enrico Caruso, definito il più grande tenore del mondo di cui quest’anno ricorrono i 100 anni dalla sua morte.

Era nata una nuova Divina nel panorama della lirica italiana.

Nella vita personale Emma Carelli, non si schierò mai apertamente con il movimento femminista, per lei la vera indipendenza nasceva dai fatti e non solo dalle manifestazioni in piazza. Coerente con le sue idee di indipendenza ella passò da prima donna nella lirica a diventare impresaria teatrale. Si individua un filo conduttore nel suo operato: non era donna da subire passivamente nessun torto. Si oppose con tutte le sue forze all’ ostruzionismo di Mascagni e a clima denigratorio portato avanti scientificamente dal regime fascista per delegittimare il suo operato e quindi toglierle il teatro.

Che violenza! Uno “Stai zitta” impostole dal regime, infangandone il nome e negandole un riconoscimento intellettuale, che avrebbe comportato come conseguenza ultima la cancellazione storica della sua memoria.

Renato Tomasino, nel suo libro “Le Divine”, dove presenta le biografie delle più importanti interpreti della musica lirica, ripercorrendone la storia dai suoi inizi ai giorni nostri, non la nomina tra le protagoniste del panorama artistico dei primi del 900.

Maschilismo intellettuale?

In questi giorni Michela Murgia presenta in libreria il suo ultimo lavoro dal titolo “Stai Zitta“, ed affronta queste tematiche, le stesse che subì Emma Carelli. Sono trascorsi 95 anni ed è cambiato ancora troppo poco.

Quindi cosa aggiungere, se non la consapevolezza contemporanea che una meravigliosa creatura di solo 51 anni, oggi diremo all’apice delle sue potenzialità creative, venne stroncata da uno stress post traumatico, causato da un dolore talmente forte dal quale non riuscirà più a riprendersi. Un dolore talmente intenso da alterare la percezione del “qui e ora”. Dolore vivo, di pensieri ricorrenti che le fece perdere il controllo dell’auto, come forse aveva perso il controllo emotivo della sua vita. Nel 1928, si registrò il più alto numero di suicidi femminili nella storia del nostro paese. Non si utilizzavano ancora i psicofarmaci come mezzo per controllare il pensiero evolutivo della donna come lo diverrà negli anni ’50, per mantenere funzionale un sistema patriarcale.

Emma Carelli moriva lo stesso anno in cui nasceva America Franco Lao, 1928, e mi piace pensar a quest’ultima, come la degna erede dello spirito indomabile di Emma. Quanto hanno in comune queste due donne, pur avendo vissuto in epoche diverse, entrambe si sono battute per i loro sogni.

Meri Franco Lao, eternamente in viaggio, sperimenta tutto, scrittrice, musicista, ricercatrice espressiva della gestualità nella danza; tutto della sua vita la porta verso il tango, era predestinata a questa Mirada.

L’incontro con Astor Piazzolla è un connubio di scambio culturale ed energetico, ricco perché emotivamente sincero, e nasce dal riconoscersi viaggiatori consapevoli. Leggendo gli articoli di Meri Franco Lao su Piazzolla (www.sirenalatina.com) schietti diretti dalle prime parole ne intuisci la forza del suo pensiero che non concede sconti a nessuno.

Forse nasce da qui, il dispiacere che ho provato nel leggere le diverse biografie a lei dedicate. Anche quella nella enciclopedia della donna, cattura l’attenzione del lettore, nominando un suo amore giovanile, che come tale forse, avrebbe dovuto rimanere custodito.

Peccato, che nessuna biografia maschile del soggetto fa riferimento a Meri Lao, come passione giovanile di lui e come forse questo dono prezioso che si scambiarono, abbia in qualche modo influenzato la sua vita di uomo e di artista, cosa che invece viene sottointeso in quella di lei. Che ironia, che tristezza legare all’immaginario collettivo il riconoscimento di un talento proprio di Meri Franco Lao alla visibilità dell’occhio di un uomo, ancora agli albori, prima che completasse il suo percorso di studi e di vita. Lei, proprio lei, che nel testo della canzone, “Un uomo senza donna”, conclude con questa domanda “che cazz’è che cazz’è?” ne fa il suo testamento letterario, legandolo alla frase anonima scritta nel 1969 sul muro dell’università del Wisconsin – Madison  “Una donna senza un uomo è come un pesce senza bicicletta”.

Cosa dire, solo una riflessione personale, siamo condizionati a livello inconscio e programmati socialmente e culturalmente per reagire di fronte a connessioni logiche ed emozionali, che sfuggono al nostro volere consapevole.

Meri Lao ha avuto i suoi “Stai zitta”, e più di uno, perché ha vissuto più a lungo di Emma Carelli, in una dimensione multimediale che le ha permesso di risuonare in tutto il mondo. Anche lei come Emma Carelli non era donna da subire in silenzio. E lo “Stai zitta”, che più le è pesato, è quello legato alla mancanza di riconoscimento dei diritti d’autore da parte della Siae per la sua canzone “Un uomo senza donna” utilizzato nel Film di Fellini, la Città delle donne. L’ emancipazione femminile nasce dal riconoscimento economico di parità al maschile. Mai come oggi al tempo del Covid, questo è di vitale importanza, non solo per la donna, ma per un senso di giustizia e dignità umana.

L’attenzione su questi fatti è un atto dovuto, perché il pensiero acquista valore nel momento in cui l’azione è coerente.

Ho allegato il link della sua testimonianza ed altri per approfondire gli argomenti trattati.

Buon ascolto e lettura a tutti.

Rosaspina Briosa – Un tango con il tenore – © Tutti i diritti riservati

Meri Lao intervista
Emma Carelli – Vissi d’arte (Tosca)

Note:

Articolo di Silvia d’Anzelmo : Emma Carelli tutte le battaglie di una prima Donna

https://www.emmacarelli.it/la-storia

Articolo di Elisa Berlin : Perché i psicofarmaci furono al servizio del patriarcato e impedirono l’emancipazione femminile.

https://thevision.com/attualita/psicofarmaci-emancipazione-donne/

Articolo di Meri Lao :

http://www.sirenalatina.com/wp-content/uploads/2012/08/Articolo-Analisi-musicale-Libertango.pdf

http://www.sirenalatina.com/wp-content/uploads/2016/07/Meri-Lao-Una-Donna-Senza-Uomo-ITA-ESPA.pdf

Articoli su Meri Lao:

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/meri-lao/

ASTOR PIAZZOLLA – 11 Marzo 1921

Astor Piazzolla – Fabrizio Mocata

Amare è rischiare

“Amare è rischiare di essere rifiutati.

Vivere è rischiare di morire.

Sperare è rischiare di essere delusi.

Provare è rischiare di fallire.

Rischiare è una necessità.

Solo chi osa rischiare è veramente libero.”

Alda Merini, 21 Marzo 1931